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Nel “romanzo dell’artista” secondo Marcuse l’artista “cerca in qualche modo di fare i conti, o di venire a patti, con quella scissione dolorosa che pone la sua natura e la sua vocazione di artista in contrasto col mondo circostante e che gli impedisce di trovare soddisfazione e compimento nelle sue forme di vita”. Il “romanzo dell’artista” (…) esso prende le mosse dal periodo dello Sturm und Drang, quando il problema della posizione dell’artista nella società e del suo rapporto con essa cominciò a porsi in forma acuta e drammatica, e ad essere oggetto di rappresentazione letteraria, per seguirne gli sviluppi, le variazioni e gli arricchimenti attraverso le opere di Goethe e dei primi romantici (…)
Di più ampio respiro e importanza la ricerca intrapresa, a metà degli anni ’60, sempre in Germania da Hans Robert Jauss, che analizzando in quegli anni la crisi teorica in ambito universitario della disciplina di filologia romanza, lo studio delle letterature romanze dalle origini ad oggi, ha proposto di orientare la prassi di ricerca nel tentativo di “fondare una ermeneutica letteraria come progetto di una teoria e storia dell’esperienza estetica”. “La novella rappresenta un caso singolo, una situazione particolare, un episodio isolato: la “novella dell’artista” può rappresentare quindi solo scene isolate della vita di un artista e non può sviluppare e mettere in luce le loro radici individuali e sociali”. Può per Marcuse essere legittimamente utilizzata solo quando la novella riesca “a concentrare tutta la problematica della vocazione artistica”, quando cioè l’episodio rappresentato ha un alto valore simbolico.
Un tale progetto non poteva che sconvolgere lo scenario teorico generale. Jauss dichiara esplicitamente l’urgenza ad una rinuncia dell’ermeneutica “alla propria autonomia teoretica” e invita ad utilizzare il patrimonio culturale della tradizione letteraria romanza all’interno di una teoria dell’esperienza estetica al fine di partecipare ambiziosamente al “laborioso procedere della conoscenza umana”. alla comunicazione estetica o meglio “alla comprensione che si realizza attraverso il piacere” perché questo rappresenta l’esperienza estetica.
Le biografie degli artisti intese come genere letterario sono interpretate per la loro funzione sociale.
I primi ad analizzare tali cliché e ad individuare “l’enigma dell’artista” sono stati Ernest Kris e Otto Kurz in “La leggenda dell’artista” del 1934. La loro ricerca si situava a cavallo tra sociologia e psicologia e ora a posteriori, a grande distanza dall’anno di pubblicazione, potremmo dire che anticipava il territorio di ricerca degli studi della teoria della ricezione e l’ambito dell’ermeneutica letteraria di Hans Robert Jauss L’altro autore fondamentale, per la nostra ricerca, che è anche un anticipatore della sensibilità che porterà alla nascita dell’ermeneutica letteraria è Walter Benjamin anch’esso tedesco fuggito dal nazismo percorrerà tutta l’Europa nel tentativo di sfuggire alle persecuzioni morendo infine suicida. Magistrale la sua analisi sulla Parigi dei passangers e delle merci con le caratteristiche complesse legate al feticismo che le accompagna ma ancora più importanti saranno quelle pagine in “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” dove emerge la prima analisi sulla fruizione e ricezione delle opere d’arte sia essa prodotta per assolvere ad una dimensione cultuale o espressione del più avveniristico mondo del cinema che in quegli anni del primo Novecento si imponeva come strumento di comunicazione di massa.