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Prima dei Robot umanoidi: Pigmalioni romantici da Honoré De Balzac e Émile Zola

Il “potere di Pigmalione” conosce nell’Ottocento un momento di riscoperta. La rielaborazione del racconto ci offre, tra gli autori della letteratura dei grandi romanzi, due esempi importanti. Honoré De Balzac nel racconto dal titolo “Il capolavoro sconosciuto” narra del pittore Frenhofer, artista geniale alla ricerca dell’ideale assoluto, unico allievo di un pittore che possedeva il “potere di Pigmalione”: “Solo Mabuse possedeva il segreto di dar vita alle figure. Malbuse non ha avuto che un allievo, e questo sono io”. Nel racconto nessuna statua né figura nel dipinto prende vita perché il tempo non ha importanza per il vegliardo:

“Giovanotto, sono dieci anni che lavoro; ma che cosa sono dieci brevi anni quando si tratta di lottare contro la natura? Noi non sappiamo quanto tempo impiegò il signor Pigmalione per fare la sola statua che abbia mai camminato!”

Il giovane pittore Poussin rimane affascinato dalla sua abilità e nella speranza di scoprire il segreto offre come modella, per il dipinto più importante la Belle-Noiseuse , al vecchio pittore ormai folle la propria fidanzata Gillette. Frenhofer morirà suicida, geloso degli sguardi altrui sulla propria opera. Il folle desiderio di una realizzazione artistica dell’ideale assoluto brucerà con lui. Al giovane Poussin rimarrà il compito di interrogarsi sul sacrificio chiesto alla giovane fidanzata, sacrificio che nasconde in realtà il lacerante scontro tra le esigenze dell’artista puro esclusivamente votato alla sua arte e la vita stessa. Con il pittore Claude Lantier, descritto da Emilé Zola nel romanzo “L’opera”, questo tema diventa centrale:

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Quanto, più, infatti, l’artista viene posto a diretto contatto con la vita e introdotto in essa, quanto più la vita, questa vita, in tutta la sua immediatezza, diventa l’oggetto e lo scopo della rappresentazione artistica, e tanto più presto e più facilmente egli dovrà rendersi conto della polarità irriducibile dell’arte e della vita, e dell’impossibilità di fonderle in una sola unità.

Claude ospita nel suo atelier Christine, la ragazza posa come modella per i suoi quadri e contemporaneamente diventa per il pittore “il simbolo di ogni forma di vita piena e intatta” con il naturale sopravvento sulla vocazione artistica. La crisi creativa disorienta Claude che per riconquistare la propria creatività riprende ad usare Christine e il figlioletto come modelli. In breve tempo l’arte ritorna ad essere l’attività più importante e per essa Claude trascura Christine che vede sempre più la donna che in quel momento il pittore dipinge come “l’altra”, una nemica in carne ed ossa, al quale deve contendere il proprio uomo. Quando Christine riuscirà finalmente a strapparlo alla sua arte dopo una vera e propria colluttazione con il quadro non potrà impedire a Claude di impiccarsi. Il “potere di Pigmalione” si riduce in Balzac come in Zola ad uno spunto liberamente interpretato che fa da sfondo al sempre mortale scontro e dissidio tra l’arte e la vita.