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Per comprendere le novità di questi racconti è opportuno osservare le caratteristiche della storia “La Venere di Ille” di Prosper Mérimée. Pubblicato nel 1837, come altri racconti posteriori, da Eichendorff a William Morris, riprende la storia delle statue che vivono improvvisamente e in particolare la situazione nella quale uno sposo viene inseguito da una divinità gelosa al cui dito ha infilato l’anello nuziale.
Il protagonista parigino si reca nella cittadina di Ille per visitare i monumenti antichi dei dintorni. Inaspettatamente però la famiglia de Peyrehorade, di cui è ospite, celebra il matrimonio del figlio. In viaggio aveva ascoltato con attenzione la storia del ritrovamento proprio dei de Peyrehorade, di una strana e antica statua sepolta nel terreno. La statua raffigura una donna nera interamente nuda. Durante le operazioni per sollevarla uno dei contadini rimane schiacciato dalla statua ferendosi gravemente. Monsieur Peyrehorade profondamente affascinato dalla statua inizia una ricerca attenta per comprendere a quale periodo risalga e cosa rappresenti. Alla vista del nuovo ospite la statua si presenta così:
“d’una bellezza meravigliosa. Aveva la parte superiore del corpo nuda come gli antichi rappresentavano abitualmente le grandi divinità; la mano destra, levata all’altezza del seno (…) La capigliatura, rialzata sulla fronte, pareva essere stata un tempo dorata. La testa piccola come in quasi tutte le statue greche, era leggermente inclinata in avanti. Quanto al volto, non potrei mai riuscire ad esprimere lo strano carattere, che non si accostava ad alcun tipo di statua antica (…) qui osservavo con sorpresa l’intenzione palese dell’artista di rendere la malizia, giungendo quasi alla cattiveria (…) Disprezzo, ironia, crudeltà, si leggevano su quel volto che pure era di una bellezza incredibile.”
Peyrehorade immagina che Mirone, lo scultore greco del V secolo a.C., abbia donato la statua stessa alla divinità rappresentata, una Venere fenicia. Nel giorno delle nozze proprio durante gli ultimi preparativi per il matrimonio lo sposo, monsieur Alphonse pur vestito di tutto punto, andò ad assistere nel giardino di fronte a casa ad una partita di tamburello. Decisosi a giocare, si tolse gli abiti più eleganti e per non appoggiare a terra il prezioso anello nuziale lo infilò al dito della statua che si trovava proprio lì nel giardino. Al termine della partita in tutta fretta si avvio alla città. Quando monsieur Alphonse si ricordò dell’anello era ormai troppo tardi per tornare indietro, usò quindi, un anello meno prezioso che aveva con sé ripromettendosi di recuperare la sera stessa l’anello di diamanti.
La sera Alphonse, completamente sconvolto, avvicinatosi all’ospite parigino gli confidò di aver provato a sfilare l’anello dalla statua senza riuscirci perché all’improvviso il dito di pietra si era incredibilmente chiuso. Credendolo ubriaco, per i numerosi brindisi, dopo qualche rassicurazione, il parigino lo congedò lasciandolo alla sua prima notte di nozze. Al mattino monsieur Alphonse verrà trovato morto come soffocato e la sposa in preda al delirio. Racconterà che al buio durante la notte si era voltata verso il marito è aveva visto la statua nel letto accanto a lei, con le braccia attorno ad Alphonse e che erano state le sue urla mentre veniva stritolato ad averla svegliata. Nessuno salvo il parigino troverà mai una spiegazione alla misteriosa morte del “fidanzato della statua”.
È interessante notare come Howard Philips Lovecraft in “L’orrore soprannaturale nella letteratura” (1927) ricorda quanto sia stata prolifica la narrativa europea nel campo del soprannaturale con Victor Hugo, Balzac, Théophile Gautier, nella quale distingue poi tra una corrente che produrrà poeti di scuole simboliche e decadenti più attenti alle anormalità del pensiero e dell’istinto umano che al soprannaturale e dall’altra i novellieri ispirati invece ad una pericolosa “irrealtà cosmica”. Se nella prima corrente individua Baudelaire e in generale gli “artisti del peccato” nella seconda è proprio la “Venere di Ille” ha rappresentare una prova “tersa e convincente”.
Il riconoscimento dell’influsso esercitato in Europa, all’interno del romanzo d’orrore, dal racconto di Prosper Mérimée dimostra come l’interesse per la sinistra credenza nei demoni affondi le sue radici nei racconti e nelle leggende medioevali del “giovane fidanzato ad una statua” tema in seguito ripreso da Burger, da Walter Scott e riadattato da Thomas Moore nella leggenda della statua-sposa, quella che ci porta proprio alla “Venere di Ille”.