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L'arte e i viaggi nel Tempo

Il tema del “viaggio nel tempo”, è una conquista piuttosto recente della letteratura, a differenza di altri motivi presenti e che ancora sono ora caratterizzanti nella narrativa d’anticipazione. Tra questi: l’incontro con nuove civiltà su altri pianeti, dove i precursori ci fanno risalire fino ai poeti greci.

Il primo racconto nel quale è presente uno spostamento temporale è stato pubblicato in Inghilterra nel 1837, l’autore è anonimo e il titolo del racconto è “The Upper Berth”. Nel 1843 sarà Charles Dickens ad introdurre nella trama del romanzo “A Christamas Carol in Prose” un viaggio nel tempo. Ma il primo romanzo che ha introdotto il concetto di “viaggio nel tempo” attuato con mezzi scientifici e non soprannaturali è il famoso “La macchina del tempo” di Herbert George Wells del 1895, prima opera di fantascienza in senso stretto scritta dall’autore inglese. Da allora centinaia di romanzi e racconti hanno ripreso quell’intuizione letteraria dando vita ad un vero e proprio filone. Lo spostamento spazio-temporale ha ormai conosciuto con autori quali Paul Anderson, Robert Silverberg e Richard Meredith innumerevoli variazioni nel tentativo di trasmettere emozioni sempre nuove ai lettori di fantascienza. Sono nate nozioni quali quella di “falla temporale”, che consiste in uno squarcio venuto a crearsi casualmente nel normale scorrere del tempo o di “bivio del tempo” cioè quando un evento che può o meno verificarsi è in grado di costituire due sequenze cronologiche diverse che coesistono indipendentemente in due universi paralleli.

Wells nella sua “La macchina del tempo” non aveva trovato spazio in quel mondo del futuro per la creatività, per la produzione artistica, non tanto perché ritenesse superfluo trattare tali argomenti ma proprio perché dell’assenza dello spirito artistico aveva fatto una delle caratteristiche negative di quel mondo avveniristico che stava descrivendo. Nella regressione operata dal genere umano nell’anno 802.701, visitato dal Viaggiatore del tempo, nell’apparente perfezione del sistema di sostentamento, anche “l’arte” conosce il suo tramonto. In questo stato di “perfetto benessere” e di sicurezza “l’infaticabile energia che è la nostra forza non può che mutarsi in debolezza”. La società umana del futuro con l’involuzione in due specie distinte, gli aristocratici Eloi e gli schiavi proletari animaleschi Morlocchi, ha portato con sé l’allontanamento da ogni forma d’arte:

“Senza dubbio, la squisita bellezza degli edifici che vedevo era il risultato degli ultimi sprazzi di energia sviluppata dal genere umano prima che esso si indebolisse, in perfetta connessione con le sue attuali condizioni di vita (…) Anche l’impeto di operosità artistica alla fine si spegne: nel tempo che avevo sotto gli occhi era già quasi morto. Adornare la persona di fiori, danzare, cantare nella luce del sole: ecco quello che era rimasto dello spirito artistico; nient’altro.”

 Il primo racconto che restituisce alle comunità umane del futuro la creatività e lo “spirito artistico” è di Lee Van Dovski. Nel “Viaggio nel 3000” del 1956, riprende proprio il tema di “La macchina del tempo”, un viaggio nel futuro e precisamente nell’anno 3000. Sorprendentemente Van Dovski inserisce nella trama lo stesso Herbert George Wells, un omaggio allo scrittore inglese, che ormai anziano fornisce al protagonista del racconto, lo scrittore tedesco Tristan Ramon, la macchina del tempo per poter intraprendere il suo viaggio nel futuro e ne raccoglie le testimonianze al suo ritorno. Tristan trova un popolo evoluto diffidente nei suoi riguardi, per la provenienza da un tempo considerato barbaro, definito nei libri di storia come l’Era del Disonore. Tristan fugge dalla Germania nel 1943, in pieno conflitto mondiale, giunge profugo a New York dove, grazie all’aiuto di Wells, inizia il suo viaggio nel tempo grazie alla cronomobile e con l’orrore della guerra negli occhi. Quando i neoumani del futuro condannano quegli anni dai quali è fuggito, Tristan non può che condividerne l’opinione. Ecco che il 3000 diventa il tempo della perfezione, di una nuova organizzazione economica mondiale, di una automazione che ha cancellato la fatica e a finalmente dato agli uomini pace e sicurezza. Tra i primi personaggi del tempo con il quale entra in contatto c’è il direttore del Ministero delle Belle Arti, carica importantissima per il ruolo fondamentale che l’arte riveste nell’organizzazione e nella vita nell’anno 3000. Infatti una volta superata la divisione del lavoro, affidando alle macchine i lavori più umili (salvo il giardinaggio mantenuto “per ragioni estetiche, igieniche e psicologiche”) la vita e le attività in essa da svolgere sono vissuti come un gioco. Si è instaurata una passione per l’arte, che colma l’esistenza di tutti:

(…) una brama di creare, di foggiare secondo caratteri personali, un bisogno di imprimere sulla materia il marchio della propria personalità (…) Poiché non ci sono da noi preoccupazioni per l’esistenza, l’arte ha avuto uno straordinario sviluppo. Molte persone trascorrono gran parte del tempo libero a realizzare dipinti, poesie, lavori teatrali, melodrammi, affreschi… in breve: alla creazione di artificiali mondi artistici.

Naturalmente molti artisti traggono spunto dal passato, e molte scuole e tendenze si rifanno esplicitamente nei loro manifesti all’opera di questo o quell’artista del passato. Il denaro non ha più motivo di esistere è infatti “ciascuno viene accreditato presso la banca di stato del compenso del suo lavoro” automaticamente e viene trattenuta la cifra che corrisponde al vitto e all’alloggio (tutte ville con giardino). Teatri, mezzi di trasporto, medicinali, soggiorni in clinica e vestiario sono gratuiti, le opere d’arte contemporanee sono quasi tutte oggetto di scambio, “mentre i tesori artistici del passato appartengono ai musei, quindi alla comunità”. Persino nel settore dell’educazione scolastica ci si dedica soprattutto all’insegnamento di attività artistiche “i ragazzi dipingono, disegnano, lavorano il legno, foggiano recipienti, vasellame, maschere, statue, fanno costruzioni, tessuti, macchine”. Tristan conoscerà proprio un giovanissimo artista neoumano Bru-Wi-Lo che modella, simile ad una maschera, un ritratto del suo viso dimostrando di possedere molto talento. Tristan che paragona il giovane scultore a Rodin, racconta delle straordinarie opere d’arte che il suo tempo pur nella ferocia della guerra ha prodotto. Allo stupore del ragazzo e all’insistente domanda sul perché la cultura e l’arte sia decaduta negli interessi primari dei suoi contemporanei, Tristan risponde che “le civiltà periscono per mancanza di rispetto”. Naturalmente l’attività che viene affidata dalla società perfetta dei neoumani a Tristan, di sole tre ore giornaliere, è di ricostruzione storica degli avvenimenti artistici del passato. Un novello Vasari che è stato testimone diretto delle vite degli artisti del passato è perfetto per ricostruire le biografie degli artisti e tutti i suoi ricordi vengono registrati nel “dittafono” e tradotti simultaneamente dal tedesco alla lingua mondiale del tempo.