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L'ARTE DEI GRANDI ANTICHI DI
H.P. LOVECRAFT

Prime manifestazioni artistiche dei Grandi Antichi alieni:
I mostri di Howard Philips Lovecraft

Howard Philips Lovecraft è autore che suscita da sempre le interpretazioni più diverse e contrastanti, non ci interessa però in questa sede entrare nel merito di tale dibattito. È importante invece sottolineare come il tema dell’arte e la figura dell’artista sia argomento spesso presente e non marginale nella sua opera. Artisti sono per esempio molti dei personaggi presenti nei suoi racconti e in quelli revisionati o scritti per conto di altri. Accanto a scrittori, giovani in viaggio di istruzione, archeologi ed esploratori coraggiosi troviamo i pittori Richard Pickman, Robert Blake, St.John e Frank Marsh, gli scultori Henry Anthony Wilcox, Arthur Wheeler, Kalos e Musides.

Guardando al complesso dei suoi racconti è evidente che non si è accontentato di descrivere soltanto artisti umani. Lovecraft ha costellato le sue opere con oggetti artistici realizzati dai veri protagonisti dei suoi racconti. La sua narrativa soprannaturale svincolatosi dalla tradizione gotica e fantastica ha creato un proprio universo mitico al cui centro sono gli Old Ones, divinità primordiali mostruose giunte da remote costellazione sulla Terra prima della comparsa del genere umano e per l’influsso di eventi naturali costretti ha rifugiarsi in luoghi remoti. Sette segretissime si formano tra gli uomini per adorarli, in un culto misterioso e terribile, mantenendo in vita la possibilità di un loro ritorno. Queste divinità sono alieni a tutti gli effetti e Lovecraft descrive i loro affreschi, sculture, templi e città, i luoghi dove è fiorita la loro cultura e civiltà. Quali le caratteristiche della loro “arte”? Le prime statue, affreschi e bassorilievi alieni sono mostruosi e terrorizzano i fruitori umani. A causare il terrore nei primi racconti di Lovecraft è proprio la rappresentazione della struttura vivente dell’alieno. Una statuetta ritrovata a New Orleans:

(…) rappresentava un mostro dal profilo vagamente antropoide ma con una testa da polipo la cui faccia era un ammasso di tentacoli, un corpo squamoso ed elastico, artigli prodigiosi alle zampe posteriori e anteriori, e un paio di strette ali sul dorso. (…) La sua antichità, profonda, spaventosa e incalcolabile, era innegabile; eppure non mostrava nessun legame con alcun tipo noto di arte appartenente alla giovinezza della civiltà, o invero ad alcuna altra epoca. Assolutamente diverso e singolare, il materiale che la componeva era un mistero. (…) I caratteri lungo la base erano ugualmente enigmatici (…) quei caratteri, così come il soggetto e il materiale, appartenevano a qualcosa di orribilmente remoto e distinto dal genere umano così come lo conosciamo noi; (…)

Lovecraft Aggiunge perentorio che “nessuna nota scuola di scultura” umana poteva aver creato “quel terribile oggetto” neanche migliaia d’anni fa.
Lovecraft mostra ancora in “Dagon” (1917), uno dei suoi primi racconti, quanto possono essere mostruosi i bassorilievi realizzati da una misteriosa civiltà marina. Il protagonista solitario naufraga, con una piccola imbarcazione, su un fondale dell’oceano improvvisamente emerso per un sommovimento della terra. Una voragine emergerà infine mostrando un monolite biancastro la cui sagoma “non era ascrivibile all’opera della sola natura”:
Sulla superficie dell’immensa pietra potevo ora distinguere iscrizione e rozze forme scolpite. (…) Altre incisioni, però delineavano creature marine ignote al nostro mondo. (…) Il loro aspetto non oso descriverlo. (…) figure nel loro insieme ancora diabolicamente umane, malgrado le mani e i piedi palmati, le labbra orribilmente rigonfie e flaccide, gli occhi vitrei e sporgenti, e altre caratteristiche ancora più orribili da ricordare.
 
Abraham Merritt in “The Face in the Abyss” (1931) descrive una caverna con affreschi raffiguranti “corpi mostruosi” osservati con ripugnanza dal protagonista:

Pensieroso, ritornò a studiare la parete affrescata. Guardò a lungo la scena di un’immensa palude brulicante di corpi mostruosi: dal fango emergevano teste orrende, e nell’aria grandi lucertole volanti battevano le ali coriaceee da pipistrello.

Le forme esteriori di queste specie scolpite nei bassorilievi e nella statua rendono il giudizio estetico dei fruitori immediatamente negativo. Un giudizio talmente chiaro che non sembra lasciare alcun margine per un giudizio positivo sull’esperienza artistica di una specie non umana. Ma un’attenta analisi dei racconti ci mostrerà che non è affatto così.
La ricerca però deve necessariamente svolgersi in due direzioni parallele. La prima consiste nella ricostruzione delle diverse modalità di ricezione dell’arte aliena nell’uomo nelle descrizioni contenute nei racconti lovecraftiani. La seconda consiste invece nell’individuare quali siano i movimenti artistici o le forme d’espressione creative presenti nella storia dell’arte umana dalla quale Lovecraft a preso spunto per le descrizioni della stupefacente arte aliena. In questo e nei prossimi due paragrafi individueremo per ciascuno almeno una specifica modalità di ricezione e l’influsso di una determinata forma d’arte umana.
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I primi fruitori dei manufatti artistici alieni non sono gli esploratori o i naufraghi che si avventurano in luoghi remoti lasciandoci poi testimonianze atterite ma bensì gli uomini che aderiscono quotidianamente e in segreto al culto antico degli alieni. L’opera d’arte assolve qui una funzione cultuale, cioè “trova il suo primo e originario valore d’uso”, indispensabile per entrare in relazione con il sacro rappresentato dagli ultimi esemplari delle specie aliene ritiratisi in luoghi remoti. Infatti per stabilire una relazione con i Grandi Antichi in “Il richiamo di Cthulhu” (1925) gli uomini fedeli al culto utilizzano la magia e alcuni riti simili al vudù ma è assolutamente necessaria la presenza proprio delle statue che rappresentano le antiche creature. Si può affermare che il culto nei racconti di Lovecraft ruota proprio attorno agli oggetti d’arte aliena. In “Il richiamo di Cthulhu” orde di adoratori meticci si dimenano attorno ad un mostruoso falò circolare “nel centro del quale (…) si ergeva un grande monolito di granito (…) sulla sua cima, incongrua nella sua piccolezza, c’era la statuetta”. Lovecraft applica in questo caso, forse inconsapevolmente ma fedelmente, l’opinione sottolineata poi da Walter Benjamin, secondo cui le opere d’arte più antiche sono nate “al servizio di un rituale, dapprima magico poi religioso”. Con le statue dei Grandi Antichi si risale non all’antichità dell’uomo ma addirittura alla possibilità dell’esistenza di civiltà pre-umane.

In alcuni racconti si assiste anche al procedimento inverso. Se dall’arte si procede verso una sacralità aliena è possibile anche il contrario. Il richiamo psichico di Cthulhu agisce su artisti e poeti umani spingendo al delirio e al sogno. In particolare, lo scultore Henry Anthony Wilcox vedrà profondamente sconvolta la propria attività artistica e il proprio stile dal sogno spaventoso del terribile Cthulhu e della sua città ciclopica. Dalla realizzazione del primo bassorilievo, caratterizzato da una forma “che solo una fantasia malata avrebbe potuto concepire”, sotto l’evidente influenza psichica del richiamo avvierà una produzione nuova e originale: “a giudicare dagli esemplari sparsi (…) il suo genio era veramente profondo e autentico. Egli un giorno sarà famoso, credo, come uno dei grandi decadenti”. Follia e morte in realtà attendono gli artisti umani che cercano di raffigurare i Grandi Antichi. Ma non vi dubbio che in questo passo Lovecraft attribuisca ad un essere umano, sebbene influenzato da sogni terribili, la possibilità di creare opere d’arte dalle forti caratteristiche aliene. Lo scultore non appare più isolato e incompreso ma la sua alienità è inserita in un contesto culturale che lo nobilita: “perché ha cristallizzato nell’argilla, e un giorno rispecchierà nel marmo, quegli incubi e quelle fantasie che Arthur Machen evoca nella prosa, e Clark Ashton Smith evidenzia nella poesia e nella pittura”.

Se gli uomini delle sette e delle tribù orientali non rifiutano la visione dell’arte aliena, utilizzando gli oggetti per il culto, inaugurando una prima modalità di ricezione, il giudizio espresso sulla produzione creativa dello scultore Wilcox lascia intendere che è possibile anche una diversa ricezione strettamente estetica delle manifestazioni artistiche aliene. Così come è giunto il momento di comprendere quali siano le fonti di ispirazione di Lovecraft quando descrive l’arte aliena.

È Lovecraft stesso che in sogno diventa un’artista e suggerisce una prima traccia. Il sogno è descritto in una lettera del 21 maggio 1920. Nell’opera d’arte realizzata nel sogno possiamo trovare la prima e più profonda influenza dell’arte creata dall’uomo. Nel sogno è a sua volta protagonista di un’esperienza onirica grazie alla quale realizza un bassorilievo raffigurante una processione egizia. Lovecraft ha quindi vestito i panni dello scultore cinque anni prima del suo personaggio Wilcox. Uno scultore capace di realizzare opere d’arte straordinarie e aliene influenzato dalla magia misteriosa di riti dell’Antico Egitto. Molti racconti sono percorsi dalle descrizioni di simboli che sono definiti ”evidenti geroglifici” e spesso si trovano alla base di una statua oltre che alle pareti dei templi alieni. Alcune descrizioni permettono persino di sovrapporre mentalmente l’immagine di una parete di geroglifici, all’interno di una piramide egizia, alla parete densa di disegni realizzati da alieni. “Al di là del loro rigido convenzionalismo” i disegni sono ammirati senza esitazione e anzi le rigide convenzioni sono giustificate perchè servono “a simboleggiare ed accentuare l’essenza reale e la differenziazione vitale di ogni oggetto delineato”. E’ indubbio il grande fascino esercitato su Lovecraft dall’arte egizia e in generale da tutte quelle espressioni che risalgono molto indietro nella storia dell’uomo. Il clima di importante scoperte di inizio Novecento con le numerose campagne di scavi non può che aver acceso la fantasia del solitario di Providence. Le manifestazioni creative delle antiche civiltà in Egitto, le monumentali pietre scolpite nell’isola di Pasqua sono il primo importante momento ispiratore per le descrizioni di una civiltà aliena.