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Sul finire del secolo scorso anche gli alieni creati dalla fantasia dei primi scrittori, veri e propri precursori della narrativa d’anticipazione, sono protagonisti di trame nelle quali è del tutto assente il riferimento alle manifestazioni artistiche aliene. La possibilità di introdurre un confronto-scontro tra gli esseri umani e un’entità aliena rappresenta evidentemente di per sé uno spunto già di sicuro effetto. Ma all’inizio del Novecento non tardano ad apparire i primi alieni, della letteratura fantascientifica e fantastica, (George Wells presenta il primo artista alieno nel 1901) che riportano prepotentemente l’attenzione su alcune manifestazioni che possono essere definite “culturali” o che vengono in vario modo messe in relazione con la nozione di “arte”. Come è possibile però attribuire a un entità aliena una modalità espressiva e comunicativa così caratteristica per la cultura umana come l’arte? Lo stesso termine “arte” ha, come si è visto nei precedenti capitoli, numerose interpretazioni anche dovute al diverso modo di intendere l’operare dell’uomo nelle diverse epoche e nelle diverse culture. Questa contraddizione si fa più forte se si osserva che l’unico dato su cui concordano enciclopedie e vocabolari, nelle definizioni riguardanti l’arte, è la formula che sottolinea che è “un’attività umana, individuale o collettiva, da cui nascono prodotti culturali o comportamenti”. Ancor prima di interrogarsi sulla liceità di tale definizione, nel suo complesso, l’attenzione deve soffermarsi sull’insistenza (molti i riscontri) nell’utilizzo del termine umano. In base a questa definizione solo gli esseri umani sono in grado di realizzare manufatti artistici, “fare arte”.
La definizione che sussume all’attività umana l’operare artistico esclude implicitamente che creature non umane possano sperare di esprimere la propria creatività attribuendosi la capacità di realizzare opere d’arte. Nessuno nella storia dell’uomo fino al Novecento si era mai sognato di attribuire la capacità di realizzare un’attività creativa ad un qualsiasi essere animale, vegetale o quant’altro. Tale convinzione non è mai stata messa in dubbio fino alle descrizioni contenute nella letteratura fantastica e fantascientifica. Infatti, solo agli alieni, esseri non umani, verranno attribuite delle vere e proprie opere d’arte, statue, affreschi e bassorilievi. L’ipotesi letteraria secondo la quale se esistessero gli alieni sarebbero in qualche modo sensibili alla sfera artistica esprimendo le proprie capacità creative rappresenta un passo importante per comprendere meglio cosa sia “l’operare artistico” nel contesto culturale di questa fine millennio.
Così come è innegabile che la continua ricerca e sperimentazione che contraddistingue il mondo dell’arte contemporaneo ami sempre più utilizzare l’immaginario creato dalla letteratura e dal cinema. Quali difficoltà ha incontrato però l’affermarsi di questa ipotesi fantastica di esseri non umani ma estremamente creativi? Quanto a lungo hanno influito le resistenze dovute alla nostra cultura antropocentrica? Quali sono le caratteristiche di questa creatività aliena? La teoria dell’arte non solo ha semplicemente escluso la possibilità per un essere non umano di realizzare opere d’arte ma ha legato, fino al secolo scorso, il giudizio di valore e di gusto sul manufatto artistico indissolubilmente alla forma del corpo del suo creatore: l’uomo.
L’importanza del corpo e della forma umana nell’espressione artistica si è espressa in modo tangibile con l’elaborazione di canoni delle proporzioni per la figura umana intesa come soggetto di cui privilegiare la rappresentazione. Tanto che si è potuto sviluppare una vera e propria storia delle teorie delle proporzioni. Ogni epoca secondo Erwin Panofsky in “La storia della teoria delle proporzioni del corpo umano come riflesso della storia degli stili” è caratterizzata da diverse teorie delle proporzioni e “ci sono fondamentali differenze tra il metodo degli egizi e quello di Policleto, tra i procedimenti di Leonardo e quelli del Medioevo”. Proprio nel Medioevo il canone della proporzione iniziò a legarsi ad un’interpretazione metafisica della struttura del corpo umano. All’interno di un’interpretazione dominante che riduceva la teoria medioevale delle proporzioni ad un codice di regole pratiche alcune speculazioni cosmologiche sottolineavano la corrispondenza, preordinata da Dio, tra l’universo e l’uomo. Ma è nel Rinascimento italiano, in un’epoca nella quale l’opera d’arte viene letta come esplicazione delle leggi più alte e universali, che la teoria delle proporzioni riveste una grande importanza per la cultura occidentale e per la definizione del significato che oggi si attribuisce sia all’arte che all’estetica.
La teoria delle proporzioni, attuando un sistema che determina i rapporti matematici tra le varie membra dell’essere umano diventa premessa necessaria della produzione artistica, “come espressione dell’armonia prestabilita tra il microcosmo e macrocosmo”. Soprattutto diventa “il fondamento razionale della bellezza”. Ora risulterà in tutta la sua evidenza che per degli alieni diventa impossibile esprimere il fondamento razionale della bellezza umana. Per esempio il loro corpo inumano poco si adatta alla rappresentazione dei canoni delle proporzioni studiati per l’uomo.