Da allora numerosi autori hanno incarnato questa paura e preoccupazione. Può stupire che la rivista di Hugo Gernsback che nel 1926 usciva, coniando il termine science fiction, con lo scopo dichiarato di divulgare a un più vasto pubblico “le meraviglie della tecnica” ne sviluppasse anche una puntuale critica. Nella fantascienza al contrario la consapevolezza della crisi del razionalismo si è espressa, anche se a volte inconsciamente, mettendo l’uomo davanti alle responsabilità delle sue scelte. La polemica antiscientifica toccò temi che diventeranno classici come il problema della delega delle attività umane alle macchine e la possibilità che si rivoltino.