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È giunto il momento di comprendere meglio quali siano gli influssi esercitati dal mondo dell’arte contemporanea sulla ricca elaborazione di Lovecraft nella creazione delle descrizioni di straordinarie manifestazioni artistiche aliene. È necessario confrontarci con le categorie a disposizione della storia e critica d’arte in modo da permettere l’emergere di tratti comuni con l’espressione creativa umana. L’operazione non è semplice considerando che una ricerca ermeneutica è molto lontana dalla concretezza della materia dell’opera d’arte che si offre completamente alla fruizione dei sensi. Inizieremo con la nozione di spazio:
L’utilizzo di termini che richiamano esplicitamente o implicitamente le categorie asimmetria e amorfia indicano la particolare concezione dello spazio alieno lovecraftiano. Uno spazio condannato al “brutto” direbbe Karl Rosenkranz autore proprio di una ricerca sull’estetica del brutto. Meglio definirlo uno spazio che riunisce le “diverse forme dell’informe”. Anche per Renato Giovannoli la nozione di spazio indica la volontà di giudicare, con le categorie classiche del bene e del male, l’esperienza artistica e percettiva degli alieni:
Una geometria “tutta sbagliata”, dice Lovecraft, non soltanto non euclidea: sbagliata, cioè non funzionale, empia. Questa è veramente ethica more geometrico demonstrata: bene e male vengono fatti corrispondere a categorie geometriche come simmetrico-asimmetrico, dotato di forma-informe, diritto-sghembo. Gli spazi non euclidei, in quanto curvi, sono in un certo senso deformi, e anche la quarta dimensione, o meglio le sue proiezione sulle tre dimensioni, sono asimmetriche, deformi, sghembe (…)
Nella prospettiva delle icone rileva le inusuali e inesatte proporzioni prospettiche, che mostrano dettagli e piani “che non possono essere visibili simultaneamente secondo le leggi della prospettiva”. Florenskij, sorprendentemente, ribalta le conclusioni di chi vorrebbe interpretare come errore queste scelte proporzionali, e rivendica non solo una presunta piacevolezza ma anche una superiorità artistica per le icone che maggiormente trasgrediscono le regole della prospettiva rinascimentale. Nel carattere sistematico con il quale viene scelto questo modo di rappresentazione vede una sorta di trasgressione non casuale, assolutamente consapevole, che postula, in tal modo, un particolare sistema di raffigurazione e di percezione della realtà. Le riflessioni di Florenskij si adattano alla perfezione alle prospettive inusuali e aliene di Lovecraft, nonostante ciò lo spunto per le descrizioni delle geometrie impossibili non proviene dalle originali icone.
Sicuramente lo spazio dell’architettura aliena paga anch’esso, come già le statue raffiguranti i corpi dei mostruosi alieni, il suo prezzo allo stile letterario che ha reso famoso Lovecraft come il creatore di racconti dal terrore cosmico. D’altra parte il carattere profondamente alieno delle opere e dell’architettura degli “esseri venuti dalle stelle” doveva in qualche modo esprimersi. Emerge infatti una certa familiarità nella rappresentazione dello spazio alieno: “In quella fantasia di distorsioni prismatiche il battente si muoveva anormalmente in senso diagonale, cosicché tutte le regole della materia e della prospettiva sembravano sconvolte”. Certo non si tratta della prospettiva lineare come noi la conosciamo. Elaborata nel Rinascimento italiano si è affermata per convenzione penetrando profondamente nella cultura visiva occidentale e mondiale. Né è credibile che Lovecraft possa far riferimento alla tradizione prospettica alla quale Pavel Florenskij dedica il testo dal titolo “La prospettiva rovesciata” (1919) nel quale analizza il sistema di rappresentazione dello spazio e dei corpi nelle icone russe dal XIV secolo fino al XVI secolo.
Non è alla produzione del passato ma alle novità del mondo dell’arte contemporanea che Lovecraft si rivolge. Per esempio la città di R’lyeh la descrive così: “Senza sapere cosa sia il futurismo, Johansen vi si avvicinò molto quando parlò della città; infatti invece di descrivere una struttura definita o un edificio, egli si sofferma solo sulle impressioni generali di vasti angoli e superfici di pietra”. Chi riuscirà a vedere le fotografie scattate ad alcuni disegni alieni che includono “un particolare uso della prospettiva” troverà “probabilmente notevoli somiglianze con certi concetti espressi dai futuristi più audaci”. Il bassorilievo dello scultore Wilcox è confrontato con i movimenti d’avanguardia dell’arte moderna: il cubismo e il futurismo.
Commentando la produzione dell’arte d’avanguardia si percepisce una nota di rammarico: “sebbene i ghiribizzi del cubismo e del futurismo siano molto bizzarri” c’è un difetto. Il difetto consiste però solo nel non riprodurre, accanto alle audaci prospettive aliene, gli enigmatici segni delle scritture antiche. Paul Buhle propone tra le chiavi di lettura della narrativa lovecraftiana l’affinità con la cultura rivoluzionaria rappresentata dalle Avanguardie artistiche. Lovecraft, afferma Buhle, nutriva numerose riserve sui Surrealisti ma – citando una sua lettera – era altresì consapevole che se i protagonisti dei suoi racconti fossero state persone reali “sarebbero stati rappresentati in un’esposizione recente (di arte fantastica, al museo di Arte Moderna nel 1937) per molti aspetti blasfemi e ripugnanti”.
Con i movimenti delle Avanguardie Artistiche si compone il puzzle delle influenze operate dal mondo dell’arte terrestre sulla fervida fantasia lovecraftiana riguardo le descrizioni dell’arte aliena. Lovecraft lascia comunque un’ultima indicazione davvero utile per la lettura degli altri paragrafi. Una riflessione che dimostra quanto si sia immerso nelle condizioni aliene dei suoi personaggi non umani. È la prima volta che in modo così chiaro si riconosce la possibilità, per una specie aliena, di esprimere la propria creatività al di là delle nozioni e dei concetti della teoria e della modalità di comunicazione ed espressione artistica umana. Soprattutto è la prima volta che si attribuisce questa diversità alla possibile e inconoscibile differenza nell’apparato percettivo, sensoriale e del “sistema mentale” completamente diverso dall’uomo. In questo brano dopo aver lodato la tecnica sopraffina dei disegni alieni afferma:
Sentivamo anche che, accanto a quei pregi riconoscibili, ve ne erano altri nascosti al di là della portata delle nostre percezioni. Certi tratti qui e là, accennavano vagamente a dei simboli latenti a degli impulsi che, per un altro sistema mentale ed emozionale, e per un corredo sensoriale più completo o differente, avrebbero potuto avere un significato più profondo ed acuto che per noi.