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Conrad ha prefigurato nel suo racconto le tappe di una vera e propria morte dell’arte. La Macchina Da Vinci inizialmente darà lavoro a circa un milione di disoccupati assunti da negozi con la mansione di schiacciare i “bottoni e spingere le leve” per realizzare dei capolavori su ordinazione dei clienti. Il mondo si riempirà velocemente di quadri stupendi che negli appartamenti sostituiranno gli antichi dipinti che ormai completamente sorpassati verranno gettati tra i rifiuti. Nella polvere abbandonati finiranno tra gli altri degli autentici Goya e Bruegel..
Qualche anno dopo un nuovo modello più perfezionato della Macchina Da Vinci permette al proprietario di realizzare anche degli affreschi, plasticamente efficaci come quelli di Michelangelo. Il Museo Metropolitano di Belle Arti decide improvvisamente di interrompere le attività. Dal momento che ognuno poteva avere in casa quadri meravigliosi i musei non avevano alcun senso: “Il Louvre non avrebbe guadagnato un centesimo dalla Monna Lisa” di Leonardo. L’affermarsi dell’invenzione salutata dai canali televisivi e dai giornali come “la fine degli artisti” andrà al di là della crisi delle istituzioni museali. Il mercato dei dipinti tradizionali crollerà in un solo giorno. Le strade che avevano ospitato abitualmente i laboratori e gli studi artistici verranno abbandonati. Migliaia di “anime perse” si aggireranno per la città “alla ricerca di ciò che gli era stato rubato”: il diritto di suonare , “di lavorare con le dita, di manipolare la loro immaginazione”.
La tragedia sembra raggiungere il culmine quando gli artisti, ormai soprannominati i Non Pittori, inizieranno ad affollare i manicomi e molti si suicideranno nell’indifferenza generale. Alcuni pittori tentano di lottare. La prima richiesta dei Non Pittori alla Corte Mondiale è di creare una riserva dove potersi dedicare alla pittura, consapevoli di essere “destinati a scomparire dalla scena umana”. In questo scenario apocalittico una lenta resistenza si forma tra fila dei veri appassionati d’arte che scendono per le strade con manifestazioni e cortei. La loro parola d’ordine è lo slogan:
“Proteggete gli artisti, non lasciate morire l’Arte. Basta con le Macchine da Dipingere. Basta con i mostri meccanici che rubano all’uomo l’ultima prova della sua dignità”. Tutto appare inutile perché l’umanità sembra aver imboccato la strada più veloce verso una vera e propria morte dell’arte. La polizia attacca e disperde i cortei in un azione di dura repressione. Le gallerie d’arte vengono bruciate, tele, pennelli e colori sequestrati, imprigionati come fiancheggiatori i modelli degli artisti. I quadri dei pittori bruciati in un rogo durato due giorni e due notti. Questi provvedimenti già di per sé terribili sfoceranno nell’istituzione dell’inquisizione che perseguiterà gli artisti, arrestandoli e giustiziandoli.
La morte dell’arte si configura come un nuovo olocausto. Leroy raccolti gli ultimi tubetti di colore si rifugia in una caverna nel sottosuolo di Manhattan. Deciso ha non smettere di dipingere usa i rifiuti della città: scarafaggi, catrame, olio di automobile mescolati fino “ad ottenere un impasto omogeneo” per creare i colori, i peli di animali che uccide sono i suoi penneli e le pelli dei topi cucite tra loro sono le tele. Con l’ultimo artista nascosto ed escluso dalla società, abbruttito e costretto a vivere come un animale nelle fogne di New York, si chiude la visione profetica della morte dell’arte nel futuro di Conrad.