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Il motivo dell’opera d’arte, sia essa una statua, i resti di antiche sculture o un ritratto, come ponte e legame con un mondo soprannaturale e misterioso conoscerà un’indubbia fortuna. Così come ormai risulterà solido il legame tra una presenza demoniaca e il frutto dell’attività artistica di alcuni scultori. Dopo la Venere di Ille le statue rivendicheranno il loro ruolo sinistro. Nathaniel Hawthorne nel 1860 influenzato dalla vista del Fauno, la statua greca di Prassitele, scrive un racconto dal titolo “Il fauno di marmo”. Ambientato in una villa italiana, tra i quattro amici amanti dell’arte protagonisti della storia troviamo Donatello, conte di Monte Beni la cui somiglianza con il Fauno di Prassitele percorre ambiguamente tutto il racconto suggerendo al lettore la possibilità che Donatello rappresenti l’incarnazione del personaggio della statua. Hawthorne rivendica infine la possibilità per tutte le statue di riprendere improvvisamente vita:
“E ancora, la personificazione dell’antico Fauno nel giovane Donatello, conferiva una maggiore vivacità a tutti quegli spettri di marmo. Perché non dovrebbe ogni statua intiepidirsi di vita? Antinoo potrebbe alzare il ciglio, e dirci perché è triste in perpetuo; l’Apollo Liceo pizzicar la sua lira; e al primo tremolio delle corde, quell’altro Fauno di marmo rosso, che continua un’immobile danza, avanzerebbe con giocondi sgambetti menando quei satiri laggiù dai vellosi stinchi caprigni a sbattere i piccoli zoccoli sul pavimento e a far tutti combutta con Donatello. Bacco per lui, mentre un roseo eccitamento si sparge sulla sua superficie macchiata dal tempo, potrebbe scendere dal piedistallo, e porgere un grappolo d’uva porporina alle labbra di Donatello. (…) E qui, su questo sarcofago, chi sa che le figurine squisitamente scolpite non abbiano ad assumere vita, e ad inseguirsi l’un l’altra intorno al suo bordo (…).”
In “The great God Pan” (1894) di Artur Machen si narra la storia di una bambina di nome Helen Vaughan, figlia di una donna, sulla quale è stato fatto un esperimento terribile, mentre il padre è un potente dio della Natura. Infatti solo dopo un’intervento chirurgico alle cellule cerebrali la donna ha potuto vedere, rimanendo per sempre sconvolta dalla visione, il dio Pan. Mentre la bambina frequenta inspiegabilmente i boschi dei dintorni muoiono in diverse circostanze altri fanciulli e tali disgrazie sembrano connesse con le divinità romane del luogo raffigurate nei resti di antichi frammenti di sculture.
Machen presenta in “The White People” (1906) un’altra bambina la cui balia, di nascosto, durante le passeggiate per i sentieri del bosco introduce la propria protetta, già in tenera età, agli oscuri rituali e formule magiche di un culto legato alla stregoneria. La bambina ripercorrerà, a tredici anni, gli stessi sentieri impervi del bosco avvicinandosi sempre più a forze e poteri terribili finchè non sarà rinvenuta ormai morta, ai piedi di una temibile statua. La giovane ha però scelto la morte volontariamente, un suicidio, poco prima che l’orrore la raggiungesse definitivamente. Sulla statua che si trova significativamente vicino si accentrano le paure e le congetture dei soccorritori:
“Di un’opera d’epoca romana, che nei secoli anziché scurirsi aveva acquistato candore e lucentezza. Il bosco l’aveva semi-seppelito, ma fin dal Medioevo i seguaci di un’antichissima tradizione avevano saputo come servirsene per i loro scopi. Io la trovai nel luogo che aveva descritto con tanto timore, morta, sulla terra, davanti alla statua.”
La statua che non si può vedere una seconda volta senza bendarsi gli occhi verrà prontamente distrutta e frantumata.
Si nota in questi racconti quanto la statua sia essa romana o greca assume una valenza distruttiva per il suo fruitore. Gli scrittori dell’Ottocento sembra siano rimasti profondamente affascinati dal terrore muto che una statua apparentemente immobile poteva scatenare una volta fornita della possibilità di prendere improvvisamente vita cogliendo quindi nei racconti legati al motivo del “giovane fidanzato ad una statua” uno spunto più adatto per ottenere l’effetto desiderato sul lettore rispetto al pacifico e appagante innamoramento di Pigmalione.