https://www.associazioneminollo.com/
La nostra tesi è che la letteratura fantastica e fantascientifica ha ripreso più volte il racconto del “potere di Pigmalione”, rinnovandolo significativamente e sorprendentemente ma mantenendo anche una continuità. Per comprendere la natura dei cambiamenti avvenuti nelle trame dei racconti va però compiuto un percorso, ancora nel passato, analizzando il ricco contesto letterario che ha permesso a queste nuove statue di prendere improvvisamente vita. La natura magica delle doti dell’artista, evidentemente individuo tanto pericoloso quanto potente, in grado di rivaleggiare con la divinità, emerge in una serie di racconti che si possono datare intorno al XII secolo.
Narrano storie incredibili, caratterizzate da variazioni intorno al tema di “un giovane fidanzato ad una statua”, l’artista non è mai menzionato ma la statua che prende vita ha avuto il suo scultore e creatore e i poteri connessi alla statua vanno ricondotti a lui implicitamente.
Nel racconto, il protagonista, un giovane, solitamente per scherzo, mette al dito della statua di Venere una fede. Trascorso un periodo e giunto il momento di sposarsi realmente con una ragazza del paese scopre che la statua non ha dimenticato la sua promessa simbolica. La conseguenza è che la statua improvvisamente si anima per impedire al giovane di congiungersi con la nuova moglie. Altre storie vedono come protagonista, al posto della Venere pagana, la Vergine cristiana che chiude anche il dito quando riceve l’anello. La statua mostra immediatamente di poter prendere vita, sempre al fine di interporsi tra il suo sposo e la nuova ragazza.
David Freedberg nella sua ricerca sul potere delle immagini dedica un capitolo alla funzione erotica delle immagini. Lo scopo è di esaminare le testimonianze storiche delle reazioni effettive e valutare i modi in cui tali testimonianze possono illuminare le modalità cognitive e i pattern comportamentali che finiscono con l’eccitazione attraverso le immagini.
Nei numerosi aneddoti citati da Freedberg in “Il potere delle immagini” (1989) emerge come nei fruitori delle immagini e delle statue si possa percepire la raffigurazione come una donna particolare e dunque reagire “come se essa fosse stata viva”. Questo può accadere solo quando “le immagini siano considerate simili al vero, allora è possibile che reagiamo con loro alla stessa maniera in cui reagiamo con i vivi”. Questo mostra quanto doveva essere radicata nell’immaginario collettivo in periodi ben definiti la superstizione che le statue possano effettivamente prendere vita.
Freedberg ricorda come per tutto il Medioevo e anche in seguito “le statue classiche fossero sospette, non solo perché non erano cristiane, ma perché la loro sensualità era il segno della loro origine pagana”. Tale diffidenza era quanto mai radicata anche perché si credeva che immagini e statue “fossero abitate da demoni o potessero essere attivate da procedimenti magici speciali (detti stoicheiosis)”.
Si può quindi affermare che accanto alle statue protagoniste dei racconti sul “potere di Pigmalione” altre statue, presto, hanno iniziato a prendere vita, spinte da quelle paure e da quei pregiudizi che hanno accompagnato la fruizione di immagini e sculture particolarmente somiglianti.
I racconti che riprendono il “potere di Pigmalione” e il corpus di leggende medioevali sul “giovane fidanzato ad una statua” rappresentano i due lati della stessa medaglia.
L’unica differenza rispetto al gruppo di leggende medioevali sul “giovane fidanzato ad una statua” è che i racconti che si rifanno al “potere di Pigmalione” hanno come protagonista proprio l’artista che ha materialmente realizzato e scolpito la statua. I due temi sono destinati presto ad intrecciarsi ancor di più.